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Cardini Maria Giulia, “Ciclone”, “Antonio” (Orta 20.06.1921 – Orta 19.10.2014), insegnante di matematica e fisica, ha occupato a lungo la cattedra all’Istituto Tecnico di Quarto Oggiaro, uno dei quartieri più disagiati di Milano. La scuola e l’insegnamento sono state al centro della sua attività, sempre improntata all’esperienza vissuta da protagonista nella Resistenza. Nel 1940 si iscrisse al Politecnico di Torino dove frequentò un gruppo di docenti e di studenti che dopo l’8 settembre del ’43 si organizzò nella Resistenza. Anche a lei, ribelle per natura, sembrò una scelta quasi ovvia opporsi ad un regime a cui neanche il padre Romolo aveva mai aderito. La Cardini assunse inizialmente un ruolo di collegamento tra il Comando Militare di Torino e il CLN di Novara, Borgomanero, Omegna; poi si collegò all’organizzazione Franchi per la formazione di gruppi armati nel Canavese e in Val d’Aosta. A maggio del 1944 fu arrestata a Torino come membro del CLN, con le accuse di costituzione di banda di ribelli e insubordinazione armata, propaganda antinazionale (fascista) e apologia di propaganda liberale, venne quindi deferita al Tribunale speciale e condannata a morte. Iniziò a scrivere un diario rimasto incompiuto. Grazie a uno scambio di ostaggi con la figlia del Console di Germania a Torino, rapita da Edgardo Sogno nella sua festa di fidanzamento, Maria Giulia venne rilasciata e messa sotto sorveglianza. Sorveglianza che riuscì ad eludere per interessamento di amici fidati, ritornando ad Omegna dopo varie peripezie. A fine luglio del 1944 riprese l’attività di collegamento tra il CLN di Milano e le Valli Ossolane. Dopo un nuovo mandato di cattura entrò a far parte della Divisione Alpina Beltrami. Durante la Repubblica dell’Ossola fu a Domodossola dove si occupò di portare assistenza nei comuni della valle, frequentò l’amico d’infanzia Licinio Oddicini, redattore del giornale “Liberazione”, ed i cugini Chiovenda di Premosello, presso i quali prese temporanea dimora. Dopo la caduta dell’Ossola Libera, non riparò in Svizzera, ma tornò in Val Strona da dove riprese l’attività nel SIMNI, diretto da Aminta Migliari, come capocellula nella Missione americana Crysler Mangosten. Proprio dagli americani ricevette importanti riconoscimenti militari nell’immediato dopoguerra, poiché l’esercito italiano all’epoca non prevedeva per le donne il servizio effettivo. Tornò a Torino dove, nel 1945 fu fondatrice e condirettrice della rivista culturale Agorà; nel 1947 si laureò in fisica.

In età avanzata, completò la sua attività didattica con i corsi di Astrofisica presso l’Università della Terza Età a Novara, mentre il suo impegno politico come liberale fu costante e particolarmente apprezzato nell’Amministrazione Comunale di Orta che nel 2015, in occasione del  Settantesimo anniversario della Liberazione le ha dedicato i giardini di Villa Bossi.

Per dare un’idea della sua personalità, proponiamo il ricordo che di lei hanno steso le volontarie e i volontari del museo “Alfredo di Dio” di Ornavasso.

RESISTENZA  il fiore dalla roccia

Maria Giulia Cardini, ancora poco conosciuta nell’ambito resistenziale, è stata una donna straordinaria che l’8 settembre 1943, la data della verità, ha scelto senza esitazione da che parte stare: dalla parte di un’Europa libera e democratica o dalla parte dell’oppressione dittatoriale? – Cfr. “L’Italia degli studenti”– e lei ha scelto la libertà! Con tutte le conseguenze di questa scelta… “dar retta alla voce che avevamo dentro” più imperiosa di qualunque ordine proveniente dall’alto…

Un sentiero stretto in salita, pieno di insidie, ma lei è andata drìtta su per questa strada, senza paura, da vera donna abituata ai sentieri di montagna, senza rimpianti per una vita dorata: neppure quando fu condannata a morte e rinchiusa in attesa dell’esecuzione nelle carceri Nuove di Torino; neppure quando scappò calandosi dal canale di gronda della casa di Barbò a Milano; neppure quando volle ritornare con il “Barba”- Vincenzo Beltrami – dalla Val Formazza alla Val Strona… provate a leggerle le condizioni di quella marcia… sotto la pioggia e con la prima neve autunnale! E poi l’inverno del ’44/’45, il più duro di tutta la guerra! Proprio quando pensava di avere un minimo di respiro per gli scampati pericoli, quando credeva che nella recondita Val Strona ci fosse qualche nascondiglio sicuro… come diceva il proclama Alexander…- tornate a casa per l’inverno, le operazioni riprenderanno a primavera…  – davvero? – ….I nazisti e i fascisti sarebbero stati anche loro ad aspettare la primavera?-… Noo… E i partigiani senza fuoco…senza cibo.. senza giacilio… ma questo a lei non pesava, era giovane, era forte, ormai era abituata alle privazioni e alla vita clandestina. “..Significava calcolo, sangue freddo, costanza e morti, morti, morti…” (Resistenza in Agorà).

Il passo da staffetta di collegamento ad agente segreto fu la cosa più semplice e naturale del mondo. Ancora una volta senza esitazione. Lei mi raccontava che era l’unica donna a saper remare; e poi a saper nuotare, a non avere paura del buio, ad avere una dàrsena d’attracco sul lago ad Orta, a camminare con agilità in montagna e quindi… logico… toccava a lei fare avanti e indietro dalla Val Strona al Mottarone nelle notti senza luna, le più buie, perchè c’era il lago d’Orta da attraversare in barca… e lei, sapeva anche remare! Così mi raccontava, con la serietà che la distingueva e con la convinzione di aver fatto solo lo stretto necessario, senza nessun vanto, semmai con il piacere di essere immersa in uno scenario naturale di incomparabile bellezza. Ma di una cosa era certa: le battaglie sì, erano importanti e combattute con passione, ma con mezzi talmente scarsi, che era quasi impossibile vincerle. Per lei, che pure visse da protagonista tutte le fasi della Resistenza, ciò che è stato decisivo per la vittoria nostra e alleata, insieme, fu il servizio di intelligence che diede agli Alleati informazioni fondamentali al momento giusto, per operare le scelte strategiche vincenti. E le informazioni le davamo Noi, solo Noi: questi sono gli Italiani, questa è l’Italia Libera.

L’immagine inserita in Agorà in occasione del primo anniversario della Liberazione Nazionale, 25 aprile 1946.

Bibliografia di riferimento

  • Maria Giulia Cardini, Resistenza in Agorà, letteratura musica arti figurative architettura, anno II n.4 e 5 di aprile maggio pagg.34,35,36, Torino dalla Tipografia Editoriale Commerciale Artistica T.E.C.A.ottobre 1945 – 1947. Direttore artistico responsabile: Giacomo Contessa, Condirettore: Maria Giulia Cardini, Torino 1946.
  • “Nome di battaglia Ciclone”, Testimonianza in In cielo c’è sempre una stella per me diario di Giorgio Buridan (il redattore del giornale “Valtoce”), a cura di Maria Silvia Caffari e Margherita Zucchi, ed. Tararà, Vb 2014.
  • Fiorella Mattioli Carcano e Adriana Macchi, Intitolazione del giardino comunale a Maria Giulia Cardini, Città di Orta San Giulia, 2015
  • Margherita Zucchi, Maria Silvia Caffari con il prezioso contributo della figlia Adriana Macchi, “Dalla condanna a morte alla laurea in fisica” su Nuova Resistenza Unita, Anno XX n.1 pp. 12,13, Ass. Casa della Resistenza VB, 2020.
  • Rossella Pace, Maria Giulia Cardini in Partigiane liberali – organizzazione, cultura guerra e azione civile, Rubettino, Roma 2020
  • “Maria Giulia Cardini” in Leggere la Resistenza – dalle formazioni autonome alla cittadinanza consapevole a cura di Maria Silvia Caffari, Grazia Vona, Margherita Zucchi, Museo della Resistenza “Alfredo Di Dio”, Raggruppamento Divisioni Patrioti”Alfredo Di Dio”, FIVL, patrocinio dell’ISRN “Piero Fornara”, Omegna 2020, in corso di pubblicazione.

Questa scheda è stata redatta dalle volontarie e dai volontari del Museo della Resistenza “Alfredo di Dio” di Ornavasso – Associazione Raggruppamento Divisioni Patrioti “Alfredo di Dio”.

 

Tessera fornita dalla famiglia di Maria Giulia Cardini.

 

 

 

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