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Le immagini delle trattative tenutesi per l’intera giornata del 26 aprile tra i comandanti partigiani e i membri del C.L.N. da una parte e i militari tedeschi e le autorità repubblichine dall’altra, provengono sia dagli scatti di Umberto Bonzanini che da altri fotografi, spesso presenti tra gli stessi partigiani. Molto interessanti sono le foto scattate nel quartiere di Veveri, dove avvennero i primi contatti, grazie alla fondamentale mediazione di Monsignor Leone Ossola, Vescovo della città.

L'auto di mons. Ossola mentre si dirige a Veveri per prelevare Gastone e Grassi per trattare con i tedeschi.
Mons. Ossola incontra la delegazione partigiana guidata da Moscatelli.
Mons. Ossola incontra la delegazione partigiana guidata da Moscatelli.
I primi colloqui tra le parti. Ad accompagnare Mons. Ossola, il parroco di Veveri e don Carlo Brugo.
Tra i presenti, sulla sinistra, vi è anche Giuseppe Bonfantini, ultimo sindaco democratico di Novara.
Monsignor Ossola reggeva la diocesi come amministrtore apostolico per evitare di giurare all'RSI.
I partigiani presidiavano la zona con 5 autoblindo ricevute dagli operai della Brioschi.
Le trattative si sono protratte a lungo per tutta la mattinata.
Eraldo Gastone "Ciro" e Gino Grassi "Tia" si spostano a Novara assieme ai tedeschi.

Le trattative si protrassero per tutta la mattinata e gran parte del pomeriggio anche all’interno del vescovado. I primi difficili contatti furono interlocutori, necessari più ai nazifascisti per comprendere la reali intenzioni dei partigiani e del C.L.N., ma soprattutto per capire realmente cosa stava avvenendo in tutto il nord della penisola. Il vero problema restava il differente punto di vista all’interno del comando germanico tra chi era propenso alla trattativa (il colonnello Hahn del 1021° militaerkommandatur) e chi non avrebbe riconosciuto nessun accordo (il temutissimo colonnello Buch del 15° reggimento di polizia delle SS). Il pomeriggio, dinnanzi alla determinazione dei patrioti, i tedeschi abbandonarono al proprio destino i repubblichini che furono costretti ad accettare la resa senza condizioni, mentre le differenti posizioni all’interno del Comando germanico, rallentarono le trattative che giunsero a maturazione alle 16.30 con la firma di una “convenzione”. Il documento garantiva l’incolumità di entrambi gli schieramenti e soprattutto evitava che la città si trasformasse in un campo di battaglia. Il patto prevedeva che i tedeschi si ritirassero all’interno delle caserme Cavalli e Passalacqua con tutto il loro armamento. La città passava di fatto sotto il pieno controllo del C.L.N.. La resa secondo le leggi di guerra, sarebbe avvenuta solo nelle mani degli Alleati.

Il professor Fornara, in attesa dell'arrivo delle delegazioni da Veveri.
La città non è ancora liberata, ma i novaresi depongono i fiori sul luogo dell'eccidio di P.zza Cavour.
Le delegazioni si preparano a raggiungere il comando tedesco per la trattativa finale.
Le automobili con le delegazioni transitano nell'allora Piazza del Rosario.
L'ordine di ripiegamento.

L’ordine di ripiegamento.

Alle 17.30 il comando garibaldino disponeva la nuova dislocazione delle forze. A garanzia dell’incolumità tedesca, le formazioni che circondavano la città furono fatte arretrare e concentrate nei pressi di Oleggio, Momo e Trecate, ad eccezione della Brigata Loss che fu fatta confluire a Veveri dove, con tutti i comandanti, sfilò per il centro cittadino. I partigiani avevano libertà di movimento in tutta la città.

Prima dell'ingresso dei partigiani in città, le truppe tedesche si ritirano nelle caserme.
Un carro armato tedesco transita nei pressi del comune.
Incrocio tra Corso 23 marzo e Viale Roma. La gente inizia a salire sui carri armati.
Incrocio tra Corso 23 marzo e Viele Roma. I tedeschi continuano il ritiro.
Piazza Cavour. Un reparto tedesco viene trasferito sotto il controllo partigiano.