Home / Celebriamo il 2 giugno con i #CostituentiNovaresi / #costituentinovaresi: Corrado Bonfantini

 

Corrado Bonfantini appartiene ad una famiglia di tradizioni socialiste: dal 1914 suo padre era sindaco della Novara Liberale e sua madre, Maria Ferrari, era figlia del garibaldino Gaetano Ferrari. L’influenza familiare fu forte per tutti i fratelli: Mario partecipò alla Giunta Provvisoria di Governo della Repubblica dell’Ossola, Sergio partecipò alla resistenza, Felicino (Cino) morì in campo di concentramento. Corrado Nasce nel 1909 e nel 1922 assiste alle violenze fasciste nei confronti del padre. Provato da questa esperienza, assume posizioni molto decise rispetto al fascismo e “a 15 anni faceva già politica e dopo il delitto Matteotti (10 giugno 1924), con Giulio Cantoni e con altri della V ginnasio aveva fatto dei manifestini ciclostilati con due sole frasi PROTESTA-PROMESSA, attaccandoli sulla porta delle scuole di Novara” [1]. Sempre nel 1924 aderisce alla locale sezione del partito socialista unitario nello studio dell’avvocato Porzio Giovanola, fondandone la sezione giovanile insieme ad Arturo Blangino. Corrado partecipa anche alla riunione svoltasi a casa del ferroviere Pagani con cui, sciolto il PSU dal fascismo, nel 1925 si diede vita alla sezione locale del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, la cui vita fu fermata nel 1926. A quel punto lui e Camillo Pasquali danno vita al “Gruppo dei Rossi Liberi”, gruppo formato da giovani studenti ex unitari che ricerca la saldatura tra socialisti e comunisti. Bonfantini e Pasquali propongono anche un manifesto al comitato giovanile per l’unità proletaria che sarà ripreso da un Bollettino ciclostilato del PCd’I nazionale. Questo porta all’entrata in contatto diretta con i comunisti (Pianin Giarda, Carletto Leonardi, Vincenzo Moscatelli) e lo stesso Corrado aderisce al PC d’I. Bonfantini partecipa attivamente all’organizzazione dello sciopero delle 10.000 mondariso nell’estate del 1927 e nell’ottobre di quell’anno si iscrive alla facoltà di Medicina della Statale di Milano. In occasione dello scoppio di una bomba prima del passaggio del corteo reale alla prima inaugurazione della Fiera di Milano, bomba posizionata probabilmente da estremisti fascisti milanesi, viene fatta una retata di antifascisti e Corrado viene deferito al Tribunale speciale insieme ad altri. Mentre si trova nelle carceri del castello di Novara insegna le lingue ai suoi compagni di cella e corregge le bozze de “La libra”[2]. Nel novembre del 1928 il Tribunale speciale di Roma stabilisce le condanne: un anno e mezzo per Corrado per via della grande stima che il Presidente del Tribunale, il generale corpo d’armata Saporiti, aveva di suo padre. Nel gennaio del 1929 Corrado viene mandato da Regina Coeli al carcere giudiziario di Cassino, dove con altri comunisti organizza dei gruppi di studio. Gli ultimi due mesi li passa a Suna-Pallanza (VB), dove ottiene l’isolamento per prepararsi agli esami universitari. Corrado era ancora nel carcere di Cassino quando, nell’aprile del 1929, suo padre Giuseppe aveva scritto a Mussolini definendo tessendo le lodi del figlio nel tentativo di accorciargli la pena. Il risultato sortito dalla lettera non è positivo per Corrado e nemmeno per Giuseppe, che viene trasferito a Cagliari da Novara, dove rimane il resto della famiglia, proprio pochi giorni prima della liberazione di Corrado, avvenuta il 9 ottobre 1929. Sempre sotto sorveglianza, Corrado nei mesi successivi cercherà di aiutare la famiglia sostituendosi al padre nel dare ripetizioni di matematica e fisica, ma non rinuncia a riprendere i contatti con l’organizzazione novarese del partito. L’attività di Corrado, che cospira a Milano, Novara, Torino, Genova e Venezia è criticata anche dal partito, che lo invita ad abbandonarla e non approva le sue posizioni socialdemocratiche, nate dall’esperienza milanese. Bonfantini vorrebbe che anche a Novara nascesse un gruppo di Giustizia e Libertà e invita Camillo Pasquali a prenderne la direzioni, ma viene tradito e arrestato il 4 marzo 1933 a Milano, di notte, proprio alla vigilia della laurea in medicina. Pare che a tradirlo sia stato Ezio Morano, uno dei quattro informatori di cui poteva allora servirsi la polizia a Novara. Morano era amico intimo di Beltrami e Bonfantini, che lo riteneva fidatissimo e sorvegliatissimo dalla polizia. La fiducia in Morano era tale, che Corrado gli aveva parlato anche del progetto di utilizzare le trasmissioni radiofoniche e non i manifestini, che si prestano facilmente alle indagini di polizia e hanno un raggio di azioni limitate, per l’attività di propaganda. Dopo quattro mesi di isolamento a San Vittore, Corrado il 28 luglio 1933 viene condannato a cinque anni e mandato al confino a Ponza. All’inizio del 1934 si verifica una rottura con il PC d’I, quando viene accusato di essere un “traditore”, accusa che lo accompagnerà poi a lungo. Viene poi trasferito alle Isole Tremiti e poi a Istonia Marina (Chieti), una località dell’interno. Qui conosce Carletto Silvetri. Tra i due nasce un’amicizia che Corrado userà durante la guerra di Liberazione.

Ci sono diversi interessamenti alla sua situazione e il 12 dicembre 1934 Corrado viene prosciolto dal confino. Convinto che il proscioglimento sia al solo scopo di essere seguito e controllato dalla polizia, Bonfantini si mette in autoisolamento. Abbandonata l’idea di espatriare in Francia, compie il servizio militare come soldato semplice all’Ospedale militare nella Prima Compagnia di Sanità di Torino. Nel 1935 si laurea in medicina con una tesi su “La posizione della biologia in una nuova filosofia della scienza con particolare riguardo alla clinica”.

Le autorità fasciste gli impediscono di lavorare all’ospedale della carità, come avrebbe voluto. Apre così uno studio medico privato a Novara, dove lavorerà anche il fratello Cino e poi, dal 1942, lo studente Franco Toscano. Mantiene contatti discreti con gli antifascisti novaresi. Le accuse infamanti che cadono su di lui per via della sua estromissione dal PC d’I determinano di fatto la paralisi antifascista in città fino al 25 luglio 1943.

Il 12 gennaio 1943 è arrestato dall’Ovra di Milano perché indiziato di attività antifascista e l’11 maggio viene nuovamente assegnato al confino di polizia per cinque anni. Il 19 maggio è di nuovo alle Tremiti. Viene liberato solo il 14 agosto 1943, ma è sempre seguito dalla polizia di Badoglio. Ricorda sempre Bermani: “un primo successo della politica unitaria è la fondazione del Patito Socialista di Unità Proletaria tra il 23 e il 25 agosto 1943. A quell’incontro Corrado, appena scarcerato, non è presente, ma è soprattutto alla sua grande attività dei mesi successivi e durante la guerra di Liberazione che si deve l’organizzazione di quasi tutti i gruppi socialisti di Piemonte e Lombardia nonché di parte dell’Emilia e del Veneto. Si può dire che in queste zone le federazioni PSIUP del dopoguerra siano netta conseguenza soprattutto del suo lavoro “[3] .

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 viene designato a rappresentare il Partito socialista nel primo comitato militare del CLN regionale piemontese, attività che gli costa un nuovo arresto da parte della polizia fascista: ferito gravemente in un tentativo di fuga, viene portato all’ospedale torinese di San Giovanni Vecchio e riesce a mettersi in salvo fuggendo dalla sala operatoria. Corrado ripara poi a Milano e partecipa all’organizzazione clandestina del partito: nella primavera del 1944, in seguito all’arresto avvenuto a Milano di alcuni dirigenti importanti, il PSIUP subisce in Lombardia un duro colpo. Quasi tutti gli arrestati saranno deportati in Germania. Ed è in questo contesto che Corrado si dedica, assieme ad altri, alla riorganizzazione del gruppo dirigente lombardo e nel giugno entra a far parte del Comitato esecutivo per l’Alta Italia; poi gli viene affidato il Comando militare generale delle brigate Matteotti. In una circolare del settembre 1944 diretta a tutte le formazioni dipendenti il Comando delle Matteotti così si esprime: “Operai, contadini, studenti accorsi generosamente a rafforzare le schiere dei patrioti nel combattere tra le nostre fila tendete non solo alla meta immediata della cacciata dei nazisti e dei fascisti, ma a quella più alta che consiste nel preparare un mondo migliore”. [4]

Nell’aprile 1945, con l’avvicinarsi della fine della guerra, Corrado tenta autonomamente di raggiungere un’intesa con alcuni esponenti della Repubblica sociale; pensa sia possibile infatti cercare di accordarsi per evitare gli ultimi spargimenti di sangue e fare in modo che i fascisti e i tedeschi depongano le armi nelle mani dei partigiani. Non ha però fatto i conti con la realtà: proprio verso la fine della guerra, in disperata ritirata, i nazifascisti compiono stragi e atti di violenza contro la popolazione, colpevole di spalleggiare i partigiani. Il Partito socialista e il CLN sconfessano quindi il tentativo di Bonfantini, che continua comunque a spendersi per la Liberazione e si sposta a Milano. Qui, nei giorni dell’insurrezione generale, è il primo a dare l’annuncio dell’avvenuta liberazione della città dai microfoni della stazione radio di Porta Vigentina, occupata dai partigiani il 26 aprile. La stazione radio era stata occupata alle 9 del mattino dalla VI Brigata Matteotti posta sotto il suo comando.

“Qui parla Corrado, comandante delle Matteotti. Milano è libera. Abbiamo conquistato la libertà, ma ora dobbiamo costruire una democrazia”[5].

Nel dopoguerra Corrado prosegue nella sua attività politica: segretario della federazione torinese del PSIUP, deputato all’Assemblea Costituente e poi alla Camera, tra il 1948 e il 1958.  Alla Costituente fu eletto nelle file del Psiup nel collegio Asti-Alessandria-Torino con 28.629 voti preferenziali. Uomo d’azione molto attivo nella vita di partito, non ebbe incarichi speciali alla Costituente. Presentò alcune interrogazioni parlamentario che dicono molto della sua personalità, tra cui ricordiamo quella al Presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro di Grazia e Giustizia affinché gli ex partigiani fossero reintegrati nei loro posti di lavoro e quella al ministro della Difesa perché i figli unici di madre vedova già chiamati alla leva con servizio di 18 mesi fossero immediatamente congedati. Militò tra il 1947 e il 1959 nella sinistra del Psdi e nelle file di quel partito fu eletto in Parlamento nel 1948 , nel 1953 e nel 1958 per la circoscrizione Torino-Novara-Vercelli. Negli anni seguenti fu attivo soprattutto come ex-partigiano dirigendo la sezione ANPI Cagnola di Milano. Minato dalla malattia, Corrado Bonfantini muore ad Oneglia (Imperia) il 9 agosto 1989. È stato inserito, nel 2015, nel Famedio di Milano.

 

Bibliografia

Cesare Bermani, Il “rosso libero”. Corrado Bonfantini organizzatore delle brigate “Matteotti”, Milano, Fondazione Anna Kuliscioff, 1995.

Mauro Begozzi-Massimo Bonfantini, a cura di, I Bonfantini. Per un contributo alla conoscenza della cultura, della politica e dell’arte novarese tra il 1900 e gli anni sessanta, Novara, 1996

Simone Neri Serneri, a cura di, Il Partito socialista nella Resistenza: i documenti e la stampa clandestina, 1943-1945 , Pisa Nistri-Lischi, 1988

Simiand Caterina, a cura di, I deputati piemontesi all’Assemblea Costituente, Consiglio regionale del Piemonte-Franco Angeli, 1999

 

Sitografia (ultima consultazione 31 maggio 2020)

http://www.fiapitalia.it/presidenti-e-protagonisti/bonfantini-corrado/bonfantini-corrado-ricordato-da-ferro

https://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Bonfantini

https://www.anpi.it/donne-e-uomini/1752/corrado-bonfantini

http://www.fiapitalia.it/presidenti-e-protagonisti/bonfantini-corrado

https://it.gariwo.net/giusti/biografie-dei-giusti/shoah-e-nazismo/storie-segnalate-dagli-utenti/corrado-bonfantini-17940.html

http://www.fondazionestudistoriciturati.it/archivio/bonfantini-corrado/

http://www.avantionline.it/corrado-bonfantini-autonomia-socialista-e-liberta/

https://storia.camera.it/deputato/corrado-bonfantini-19090222/

 

[1] Cesare Bermani, <Corrado Bonfantini>, in Mauro Begozzi-Massimo Bonfantini, a cura di, I Bonfantini. Per un contributo alla conoscenza della cultura, della politica e dell’arte novarese tra il 1900 e gli anni sessanta, Novara, 1996 ( Atti del convegno di studi di Novara del 23 novembre 1991)

[2] La Libra è stata una rivista letteraria mensile fondata a Novara nel 1928, diretta da Mario Bonfantini, fratello di Corrado,  che cessò le pubblicazioni nel 1930

[3] Cesare Bermani, <Corrado Bonfantini>, in Mauro Begozzi-Massimo Bonfantini, a cura di, I Bonfantini. Per un contributo alla conoscenza della cultura, della politica e dell’arte novarese tra il 1900 e gli anni sessanta, Novara, 1996,  pag. 165

[4] Citazione ripresa da http://www.fiapitalia.it/presidenti-e-protagonisti/bonfantini-corrado

[5] Cesare Bermani, <Corrado Bonfantini>, in Mauro Begozzi-Massimo Bonfantini, a cura di, I Bonfantini. Per un contributo alla conoscenza della cultura, della politica e dell’arte novarese tra il 1900 e gli anni sessanta, Novara, 1996, pag. 167