Home / Fonti orali / IL SAPERE CHE RESTA

 

La collana di studi storici della casa editrice Interlinea si arricchisce di un nuovo titolo. Si tratta di un volume curato da Filippo Colombara, Il sapere che resta, che verrà presentato nell’ambito dei giovedì letterari il 26 novembre 2020 dalle 18 sulla pagina Facebook del Centro Novarese di Studi letterari. Interverranno l’autore e Elena Mastretta, direttrice scientifica dell’Istituto Fornara.

Filippo Colombara si occupa di storia e cultura dei ceti popolari. Fa parte  della Giunta esecutiva dell’Istituto Ernesto de Martino ed è tra i componenti del comitato scientifico dell’Istituto storico della Resistenza di Novara e del Verbano Cusio Ossola Piero Fornara.

Ha indagato con le sue numerose pubblicazioni la storia del movimento operaio, della Resistenza e delle comunità locali, tra ricerca antropologica e storia orale. Ha pubblicato, fra l’altro: La terra delle tre lune. Classi popolari nella prima metà del Novecento in un paese dell’alto Piemonte. Prato Sesia: storia orale e comunità (Vangelista, Milano 1989), Uomini di ferriera. Esperienze operaie alla Cobianchi di Omegna, Verbania 1999;Pietre bianche: vita e lavoro nelle cave di granito del lago d’Orta (Alberti, Verbania 2004), Vesti la giubba di battaglia: miti, riti e simboli della guerra partigiana (DeriveApprodi, Roma 2009), Raccontare l’impero: una storia orale della conquista d’Etiopia (1935-1941) (Mimesis, Udine-Milano 2019).

L’autore ha lavorato servendosi della memoria che resiste alla modernizzazione della società, quella fatta di saperi, di folklore, di tradizioni e di narrazioni sedimentate: è la memoria degli uomini e delle donne dei borghi di Madonna del Sasso, vissuti in veri e propri «paesi di mezzo» tra montagna, lago, collina.  Attraverso interviste orali e documentazione d’archivio, la ricerca porta all’attenzione del lettore «un capitale di saperi che è la sostanza di parte dell’identità locale trascorsa e il tramite interpretativo delle evoluzioni odierne». Contadini, migranti, scalpellini, streghe, partigiani, con tutto il loro portato di tradizioni, leggende, filastrocche, inquietudini, speranze, sono i protagonisti di questa raccolta di testimonianze, in cui si incontrano storie di fisica e stregoneria, di donne e uomini in grado di segnare malattie o di preparare medicamenti naturali, di tagliare il granito, di lavorarlo, di affrontare una vita che è spesso di miseria e di meraviglia allo stesso tempo. Questo è il «sapere che resta», un patrimonio culturale che ci dà coscienza del passato e che resiste alla perdita delle consuetudini, dell’oralità, delle nostre tradizioni