presentazione
il sentiero Beltrami
- Presentazione - Il Sentiero Beltrami
- Dall'antifascismo alla Resistenza Filippo Maria Beltrami il "signore dei ribelli"
- La nascita delle prime formazioni partigiane nel Verbano Cusio Ossola
- Luoghi, protagonisti, azioni della Brigata Patrioti Valstrona da Quarna a Megolo
[Luoghi]
- Cireggio
- Omegna
- Quarna
- Alpe Camasca
- Vallestrona
- Campello Monti
- Artò e Ameno
- Megolo
- Strage di Meina
- Insurrezione di Villadossola
[Protagonisti]
- Albino Calletti
- Carletto Leonardi
- Cesare Bettini
- Coppo Giuseppe
- Di Dio Alfredo
- Di Dio Antonio
- Dionigi Superti
- Enrico Massara
- Gaspare Pajetta
- Gianni Citterio
- Giuliana Gadola Beltrami
- Li Gobbi Alberto
- Li Gobbi Aldo
- Macchioni Mario
- Marchetti Aristide
- Monsignor Leone Ossola
- Rutto Bruno
- Vermicelli Gino
- Bertram Dyson: gli inglesi con Beltrami
- Weiller
- Schunnach
- Vincenzo Moscatelli
- Varie
- Apparati
il sentiero Chiovini
la repubblica partigiana dell'Ossola
apparati
crediti redazionali
Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara
la memoria delle alpi
Bruno Rutto

   Nacque a Omegna il 14 novembre 1921 da commercianti entrambi originari del Monferrato. Il padre era di idee socialiste. Frequentò l'Istituto tecnico "Cobianchi" di Verbania e consegui il diploma di Perito chimico. Dal giugno al novembre del 1941 lavorò come impiegato presso l'Alfa Romeo a Milano sperando così d'ottenere l'esonero dal servizio militare.
   Nel dicembre del 1941, Bruno Rutto frequentò la Scuola Militare di Alpinismo ad Aosta e, quindi, passò a Belluno, Merano e Bassano del Grappa per frequentare i corsi di sottufficiale ed ufficiale. Destinato al "3° Reggimento Alpini" di Pinerolo, con il grado di sottotenente, venne in seguito inviato in Jugoslavia con il battaglione "Fenestrelle" della Divisione Taurinense dove partecipò ad azioni di sganciamento e contro la guerriglia dei partigiani jugoslavi di Tito, un'esperienza questa che gli tornò utile durante la Resistenza.
   Rientrò dal fronte alla fine di agosto del 1943. L'8 settembre lo sorprese a Fenestrelle dove cominciavano a giungere i reparti dalla Francia. Con lo sfascio dell'esercito regio raggiunse in treno la famiglia a Omegna.
   A metà settembre del '43, Bruno entrò in contatto con Peppino Beldì e Franco Rossari all'Osteria della Pace di Quarna, unendosi così al primo nucleo di giovani omegnesi che intendevano combattere contro gli invasori nazisti. Nei primissimi giorni di ottobre, era a Camasca con l'architetto Filippo Maria Beltrami, diventando uno dei suoi più fedeli ufficiali. Dopo la morte di Rossari, Rutto assunse il comando del suo plotone e partecipò a numerosissime azioni in cui si distinse per capacità di comando e per coraggio: tra queste, imporante fu l'intervento in Valsesia per aiutare Moscatelli. Fu sempre lui ad accompagnare Alberto Li Gobbi, il "Capitano mascherato", a Forno da Beltrami.
   Lasciata la Valle Strona, a fine gennaio 1944, Bruno Rutto, con la sua compagnia, approdò nell'Alto Verbano affiancando gli uomini del "Valdossola" di Donigi Superti negli scontri a Villa Ompio. Il 13 febbraio, quando Beltrami venne attaccato a Megolo e cadde con altri undici uomini, Rutto e gli uomini della sua compagnia erano ancora impegnati a respingere gli attacchi nazifascisti. "La lotta continua" fu l'impegno che Rutto assunse con i suoi uomini alla notizia della sciagura di Megolo. All'Alpe Quaggione i partigiani che risposero all'appello (e che lo elessero loro comandante) erano più di una quarantina.
   Il "Primo Gruppo Patrioti Filippo Beltrami" si rafforzò sotto la guida del giovane ufficiale degli alpini che mantenne sempre la sua formazione indipendente politicamente, adottando come emblema il fazzoletto verde degli alpini.
   I nazisti catturarono e portarono in carcere, a Baveno, i genitori di Bruno Rutto, devastando e incendiando la sua abitazione. Annunciarono anche, tramite la stampa, che Rutto era stato ucciso in uno scontro e ciò nel tentativo di creare paura e disordine nei gruppi che operavano lontano dal comando.
   La "Divisione Alpina d'assalto Filippo Maria Beltrami" continuò, sempre al comando di Bruno Rutto, la sua lotta fino alla vittoria finale dell'aprile 1945. Dopo aver partecipato alla liberazione del Cusio-Ossola, la Divisione si diresse verso Milano.
   Dopo la guerra, Rutto diresse la cooperativa di trasporto "Beltrami", poi tornò in fabbrica e successivamente fu colpito dalla silicosi.
   E' morto ad Omegna il 7 aprile 1986.

Bruno Rutto alla Liberazione di Milano. Alle sue spalle la vedova Beltrami
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