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Un libro per Lica
 
Luisa Steiner e Mauro Begozzi (a cura di), Un libro per Lica. Lica Covo Steiner 1914-2008, collana “I nostri maggiori”, con DVD “Intervista a Lica Steiner”  a cura di Mira Montanari e Marco Fontana, Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea nel novarese e nel VCO “P. Fornara”,  Stand by Graph, Borgomanero, 2011, ill, pp. 280
 
Nono della serie di pubblicazioni dell’Istituto dedicate a “I nostri maggiori” ovvero alle personalità della cultura, della politica, dell’impegno sociale che hanno dato significativo contributo alla costruzione del nostro vivere democratico, il libro “per” Lica Steiner è libro complesso, a più voci, ricco di immagini e documenti, di dialoghi e memorie. Non poteva mancare in questa collana un lavoro dedicato a Lica Covo Steiner, “fragile e infrangibile come tutte le donne guerriere”. Il libro esce in collaborazione con l’Archivio Albe e Lica Steiner del Politecnico di Milano e il sostegno della Fondazione CRT.
 
Così la ricorda, nella prefazione, Francesco Omodeo Zorini.
“La libertà della donna passa attraverso l’impegno nel lavoro. Il lavoro come scelta. E’ l’intuizione di base dell’emancipazione. E passa attraverso un precoce sodalizio, per così dire paritario, con un compagno di vita, con il quale condivide sentimenti d’amore, ideali di alto profilo etico-politico e culturale, attività e impegno professionale d’avanguardia. Per tutta la vita (finché non le sarà prematuramente scippato da Tanathos nel 1974) è infatti al fianco di Albe Steiner. Nel contesto domestico, nel metter su famiglia, il cui frutto saranno le due figlie Luisa e Anna, al tavolo da disegno, nell’impegno “rivoluzionario” nel partito comunista, accanto ad Albe Steiner, uno dei pionieri del design, maestro della grafica nel secondo dopoguerra, di fama internazionale.
E’ “combattente” in prima linea nella lotta armata di Resistenza al fascismo e al nazismo sempre al fianco di Albe, commissario politico nella Divisione “Valdossola” di Superti. Il darsi valore non è nelle vocazioni delle donne. E così in Lica, se si ascolta la sua lunga testimonianza, in cui tende ripetutamente, e non per falsa modestia, ma per coscienza vigile protesa all’anonimato del singolo a favore del collettivo (potentia pauperum contra potestatem imperii), a sminuire la portata del suo ruolo e dei suoi sacrifici per la conquista della libertà e la vittoria militare sul “Tallone di ferro” che sta schiacciando l’Europa.
Per pura casualità o perché già alla macchia, si sottrae al sequestro da parte dei nazifascisti nel settembre 1943, quando su indicazione di connazionali asserviti al regime, la sua casa al Sasso di Mergozzo nel Verbano, è oggetto di prelevamento di ebrei e di devastazione. Vengono portati via senza far più ritorno l’anziano padre e due cugini.
Nel Verbano Cusio e Ossola si sta infatti perpetrando cronologicamente il primo massacro di innocenti vittime civili ree di essere di ascendenza ebraica. Strage che è seconda nella storia della Resistenza italiana per contabilità di ammazzati, soltanto all’eccidio delle Fosse Ardeatine. E’ l’effetto spietato della campagna antisemita del regime fascista nei modi di un battage capillare e ossessivo, tale da smentire l’idea tornata corrente, secondo cui il razzismo fascista abbia costituito un deragliamento, un’improvvida eccezione, una concessione all’alleato nazista. L’ebreo appartiene a nazionalità nemica, testimone di una formazione storica da sempre ritenuta aliena, è agente patogeno orfano di un dio spietato, esule e solo, senza radici e pertanto capro espiatorio da eliminare.
Per avere un’idea di quello che succede al Sasso di Mergozzo, basta sfogliare la Storia fotografica del partito comunista, in cui è ritratto lo sfascio della casa della famiglia Covo-Steiner dopo il passaggio dei nazifascisti. L’anziana madre vedova, la figlia Lica con Albe, e le nipoti cercheranno vanamente per decenni con silente apprensione, traccia dell’assassinio. E lo può confermare chi scrive, che ha avuto intensa consuetudine d’amicizia profonda con la famiglia e, in particolare, è stato collaboratore della nipote Luisa nella disperante ricerca, non ancora conclusa, attraverso testimonianze intrapresa all’inizio degli anni Ottanta nella Bassa Ossola, accesa da vane speranze di ritrovamenti nel Tens, parte dell’alveo ornavassese della Toce,.
Fragile e infrangibile come tutte le donne guerriere” sta dunque a significare: appassionata e sensibile e nel contempo indefettibile come la miriade di donne amiche della pace, della giustizia, della democrazia e del progresso che, loro malgrado, ci hanno messo non solo la faccia ma tutta la persona nella lotta per la libertà. Chi scrive, il nostro Istituto storico, e, a buon diritto tutti noi amanti delle persone che hanno dato nobile testimonianza di sé nel difficile cammino di giustizia-uguaglianza-libertà, siamo grati a Lica, che abbiamo ammirato e della quale abbiamo interiorizzato la preziosa lezione di vita”.