Nato a Novara nel 1923, fucilato a Ghemme il 14 dicembre 1944. Operaio, partigiano della “Volante Loss” nel mese di ottobre 1944 partecipa a un attacco al presidio fascista di Fara. Ai primi di novembre, in uno scontro, viene ferito a un ginocchio: tenta così di raggiungere l’ospedale di Ghemme, ma è arrestato e trasportato a Sizzano. Più volte torturato, non rivela i nomi dei compagni. Il 14 novembre è fucilato in località Fornace nel Comune di Ghemme.
Cara Franca,
appena ora posso rispondere alla tua lettera che tanto mi ha fatto piacere, ti ringrazio tanto delle foto, ti scrivo in un momento che quei cani nazifascisti non mi rompono la testa coi loro colpi.
Come forse sai, qui stanno facendo il più grande rastrellamento che finora non sia mai stato fatto, sono già 5 divisioni che battono e tutte le ore ne arrivano: cannoni, autoblinde, una cosa, cara Franca, che tira i nervi a un punto… in tre  giorni sono stato accerchiato 4 volte, noi in 110, loro un migliaio, di notte in barca abbiamo attraversato il Lago d’Orta, da quelle parti siamo fuggiti per miracolo a Invorio, a raccontare tutto ci vuole un libro (ora siamo rimasti in 20) ma non per questo pieghiamo si va fino all’ultimo, di munizioni non ne abbiamo quasi più, ma fin quando avremo un solo colpo non ci prenderanno.
Qui siamo vicino a Ghemme ma stanotte dobbiamo pure andarcene di qui, dobbiamo attraversare la Sesia, e tutti i ponti sono controllati, stanotte si lavora di baionetta contro le sentinelle fasciste.
Ora che siamo agli estremi penso molto alla morte, non mi fa paura, solo desidererei se ciò dovesse accadere, una pallottola in fronte che non mi faccia soffrir tanto e dirti ancora una volta che ti voglio tanto bene, e che tu ricordi qualche volta di me, perché io penso sempre a te, la tua lettera la porto sempre con me e tutti i giorni la leggo.
In sette giorni si e no 3 pasti a base di cavoli raccolti nei prati e un po’ di pane dato dai contadini che si incontrano, (lavarsi) ci pensa il cielo per la nostra pulizia, (letto i boschi) 3 mesi che non mi cambio, i panni stanno in piedi da soli, i pidocchi poi non ne parliamo.
Non ho vergogna a dire queste cose, è la verità, siamo partigiani e tutto ciò non ci spaventa, ma se avrò la fortuna di ritornare a casa qualcuno me la pagherà, voglio vedere come hanno il cuore questi fascisti, sono belve contro gli innocenti fucilano, rubano, e quando li prendi loro piangono, sono agnelli questi cani.
Scusa un po’ se ti racconto tutto questo è per scaricarmi un po’ il cuore.
Cara Franca, ti prego di voler salutare tutti gli amici e i vicini di casa e digli che la paura i partigiani non sanno cosa sia, i nostri caduti sappiamo vendicarli combattendo e non incendiando e massacrando paesi e che forse presto verremo a Novara che si prepari per l’entrata un bel risotto e una caldaia per far bollire i pidocchi, non riusciranno mai a liquidarci tutti. Franca spero se ritorno un premio da te, sì me lo merito (un bacio lungo lungo che duri se possibile tutta la vita) penso sempre a te e lo so che son matto ma io ti voglio bene ma non come amica.
Mi vien voglia di piangere, non so, la nostalgia di tornare a casa a vederti ma tutto ciò è impossibile, tralascio di scrivere perché quei cani incominciano la solita musica e perché dobbiamo di nuovo partire.
Arrivederci Franca saluti a Giuliana mamma ed amici ti auguro che sia sempre felice e un bacio da chi sempre ti vuol bene
Giuseppe
Viva l’Italia Libera
Saluti al Cupolone che di qua lo vedo”
 
L’originale della lettera, sinora pubblicata solo in parte perché non compresa nella collezione Piero Malvezzi – Giovanni Pirelli (a cura di) Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana: 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Torino, Einaudi, 2003, non è stata ritrovata. In realtà la trascrizione completa è presente nel Fondo Malvezzi custodito dall’Insmli. La lettera, indirizzata alla fidanzata, è stata evidentemente scritta alcuni giorni prima dell’arresto e ben descrive la situazione dei partigiani ripetutamente sottoposti a pesanti ratrellamenti.
Nel Libro d’oro dei Caduti partigiani della Città di Novara, curato dalla Confederazione Associazioni Partigiane (Anpi e Fiap) nel 1958, tipografia Riva, Novara, tra le 67 piccole immagini de “La brigata degli eroi” c’è anche quella di Serazzi Giuseppe. La proponiamo nonostante la pessima qualità.
Grazie invece agli amici del Museo Rossini di Novara è stata recentemente recuperata la bella fotografia che pubblichiamo.