Nato ad Antrona Piana (Verbania) il 14 ottobre 1923, fucilato a Forte Bravetta (Roma) il 3 giugno 1944. Guardia di Pubblica Sicurezza, il 10 ottobre 1943 si unisce alla “Banda Napoli” operante a Roma al comando del colonnello Salman, svolgendo compiti di collegamento. Arrestato il 28 marzo 1944 in piazza Esedra, da elementi delle SS tedesche, mentre è in attesa di un incontro con altri compagni. Processato il 9 maggio 1944, in palazzo Braschi da elementi della Banda Pollastrini, viene fucilato alle ore 10 del 3 giugno 1944, vigilia della liberazione di Roma, da un plotone della PAI (Polizia Africa Italiana), sugli spalti del Forte Bravetta con Fortunato Caccamo (carabiniere), Mario De Martis (tenente pilota), Costantino Ebat (maggiore), Giovanni Lupis (guardia di pubblica sicurezza) e Guido Orlanducci (sergente).
E’ insignito di Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Nel giugno 2009, per iniziativa della Questura del Verbano-Cusio-Ossola, gli è stata intitolata la Caserma della Polizia di Domodossola.
“Cara ed amata mamma
Ti scrivo mentre davanti a me ho ancora  poche ore di vita. Mamma perdonami è un grande dolore che ti dò, ma è il dovere che mi chiama. Vado morendo contento che un giorno ti rivedrò lassù in alto e da lassù pregherò il  Sacro Cuore perché abbia a consolarti. Raggiungo il mio caro papà che mi attende. E’ il mio ultimo scritto. Ma non ti accasciare, perdona il figlio che ha una sorte brutta. I miei fratelli mi vendicheranno e lo voglio da loro, muoio con ingiustizia. E a Roma riposeranno le mie ossa. Questa città è stata quella delle mie sofferenze e la mia tomba. Da lassù io ti guarderò e ti guiderò. La mano mi trema e non so più ciò che dico. Ti chiedo ancora perdono. Muoio con due rancori: uno di aver dato un dolore ad una mamma. Ma tu mi perdoni e io muoio contento.
E uno di aver deluso una ragazza che tanto mi amava. E se un giorno la vedrai, lei ti racconterà di me. E ora termino perché l’ora si avvicina. Perdona Perdona mammina.
Ti bacia e ti abbraccia per l’ultima volta il tuo EMILIO. Baci ai miei cari fratelli Ottorino Luigi e Carlo.
addio per sempre
mamma cara il tuo
Emilio
Addio”
 
 
Nessuna foto di Emilio Scaglia è stata ritrovata. Sotto, l’originale della lettera, scritta avanti e retro del foglio, conservata nel fondo “Bruno Codenotti” all’Istituto bergamasco per la storia della resistenza e dell’età contemporane.