Nato a Romagnano Sesia il 5 settembre 1922, fucilato a Torino il 22 settembre 1944.
Laureando alla facoltà di Giurisprudenza di Torino, entra nelle formazioni partigiane cittadine col grado di capitano e svolge per quasi un anno lavoro organizzazione, collegamento e sabotaggio. Concepisce e organizza in ogni particolare l’assalto all’aeroporto di Venaria Reale. Catturato  a seguito di delazione da militi fascisti la notte del 18 agosto 1944, poche ore prima dell’azione a Venaria, viene più volte torturato. Processato la notte del 21 settembre 1944 dal Tribunale Contro Guerriglia di Torino è fucilato all’alba del 22 settembre da un plotone di militi della GNR al poligono del Martinetto con Oreste Armano, Giuseppe Bocchiotti, Walter Caramellino, Gianfranco Farinati, Lorenzo Massai Landi e Ferruccio Valobra.
“Torino, 22 settembre 1944, ore 4
Papà adorato,
ancora due parole prima di andarmene da questo povero mondo. Sii forte e pensa che muoio da buon cristiano, fatti dare e cerca di riavere le fotografie, il portafoglio (forse questo l’ha ancora il maggiore De Biais a Venaria) con l’orologio ivi dentro ad una busta. Poi altre foto le aveva il Tenente Alfredi in una busta all’Albergo Nazionale, sai che ci tenevo tanto.
Vorrei che il mio ricordino avesse per foto l’ultima, quella fatta durante la mia permanenza all’Eiar.
Povero Santo Papà! Non hai potuto salvarmi e lo speravi già tanto ed avevi già fatto tanto ! Hai ricevuto il bigliettino, quello scritto ieri l’altro? Lo spero tanto. Fra pochi minuti mi confesserò e farò la S. Comunione. Padre Ezio mi confortò in queste ore supreme ed è stato tanto buono. Non serbare rancore, te lo raccomando per il Pimpi e per gli altri miei compagni. Vogli ancora loro bene come quando li vedevi con me. So che per te la vita sarà terribile così, ma ci ritroveremo in Cielo povero santo paparone, povera Maria, povera Mamma, Fanny, poveri Corard, zia Maria! Baciameli tutti e ricordami ancora a tutti, alla Sig. Marocco tanto buona ed ai conoscenti cari e agli amici fedeli. Il Signore ha voluto così e sa Lui il perché. Protegga te, l’Italia, il mondo, povero triste mondo come l’abbiamo conosciuto ed io specialmente. Ma perché tutto questo, forse perché ero troppo cattivo ed avrei, te lo ripeto, fatto ancora tante fesserie. Così non ne farò più e mi redimerò di tutti i miei peccatacci. Ti bacio tanto tanto tanto papà, con un abbraccio che  spero si prolunghi fino in Paradiso.
Tuo Carluccio”
Il testo della lettera è tratto dalla collezione Piero Malvezzi – Giovanni Pirelli (a cura di) Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana: 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Torino, Einaudi, 2003.  Anche gli altri compagni di lotta scrissero un’ultima lettera. Solo quella di Gianfranco Farinati non è stata ritrovata.