Nato a Invorio il 26 ottobre 1925, fucilato a Castelletto Ticino il 1° novembre 1944. Partigiano della 10° brigata Garibaldi “Rocco” viene catturato a inizio ottobre 1944 con altri cinque compagni durante un rastrellamento nel Basso Vergante. E’ incarcerato ad Arona, nella sede di un reparto della GNR. La sera del 28 ottobre, a seguito dell’uccisione di un ufficiale della X Mas, il sottotenente di vascello Leonardi, nelle vicinanze di Castelletto Ticino, i militi fascisti per rappresaglia prendono in ostaggio sedici abitanti del paese e li imprigionano a Sesto Calende. Con un manifesto alla popolazione il comandante della scuola mezzi d’assalto di superficie “Sesto Calende”, tenente di vascello Ongarillo Ongarelli, minaccia la “più spietata, la più feroce delle vendette”. Il 1° novembre una squadra della X Mas obbliga la popolazione di Castelletto Ticino a radunarsi nel piazzale antistante il porto. Da Sesto arrivano i sedici ostaggi, mentre Gamarra e gli altri cinque giungono in motoscafo. Fatti scendere, il viso tumefatto dalle torture, sono legati e seduti con la schiena volta al plotone d’esecuzione. Il minorenne, Carlo Boca (di Taino, 17 anni), viene graziato, mentre cadono uno ad uno Sergio Gamarra, Giovanni Barbieri (di Vigevano, 44 anni), Teresio Clasi (di Torino, 30 anni) Ernesto Colombo (di Milano, 18 anni) e Luciano Lagno (di Bogogno, 23 anni). I sedici ostaggi verranno poi rilasciati, mentre i cadaveri sono lasciati sul selciato sino al giorno successivo come monito alla popolazione che ha assistito all’esecuzione.
“Castelletto Ticino, 1° novembre 1944
Cara Mamma,
oggi è giunta la mia ultima ora ma non mi importa di morire. Perdonami se ho mancato, se sono andato via senza il tuo permesso, ma muoio contento come un buon cristiano e un vero italiano.
Salutami tutti gli amici e parenti e i vicini. Non arrabbiarti con nessuno.
Ricevi un grosso bacio e così pure ai fratellini e alla zia Nené.
Tuo per sempre
Sergio”