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 Un secolo di immagini
Progetto di riordino, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio fotografico

 
Premessa
Uno dei patrimoni culturali più importanti e interessanti conservati negli Archivi dell’Istituto è senz’altro rappresentato dai ricchi fondi fotografici .
Fin dalla sua costituzione, quasi quarant’anni fa, l’Istituto ha posto una pionieristica attenzione alle cosiddette “nuove” fonti per lo studio della storia contemporanea, attenzione che significò appunto la ricerca, la salvaguardia e la valorizzazione di importanti archivi fotografici.
Dall’acquisizione allo studio il passo fu breve, sì che l’Istituto diede vita ad una rilevante stagione di riflessione scientifica sia sul ruolo documentario dell’immagine nella storia, sia sul tema della comunicazione. Quella stagione si tradusse in numerose mostre tematiche relative alla prima metà del secolo scorso (dall’industrializzazione alla ricostruzione del secondo dopoguerra), in saggi e pubblicazioni di rilevanza nazionale.
Nel corso del tempo, grazie alla sensibilità dei donatori, l’archivio si è notevolmente arricchito ed è stato così possibile “salvare” da quasi sicura distruzione interi archivi di fotografi professionisti, di enti e di persone protagoniste note o meno note della vita politica, economica, culturale dei nostri territori.
Lo stato di conservazione  
Con un certo imbarazzo e nonostante diversi tentativi di trovare soluzione ai problemi, tecnicamente complessi ed economicamente esorbitanti le modeste risorse a disposizione,  occorre dire che non si è ancora riusciti a dare una sistemazione adeguata al patrimonio fotografico. Le serie (sia i positivi che i negativi) sono conservate in tradizionali “buste” d’archivio non certo pensate per tutelare le immagini. Anche i locali non sono adeguati, non disponendo di apparecchiature per il controllo della luce, del calore e dell’umidità.
Inoltre, a parte una primitiva e sommaria descrizione non è stato ancora possibile affrontare il problema della catalogazione che prevede strumenti archivistici particolari, personale specializzato, attrezzature sofisticate.
L’accesso limitato
Per tutto questo, sinora, l’accesso ai fondi è stato giocoforza limitato ed il servizio alla crescente domanda del tutto “artigianale”. Tuttavia, si è sempre cercato di soddisfare ogni richiesta di collaborazione in campo culturale, sia in Italia che all’estero. Le immagini conservate sono spesso servite a realizzare documentari televisivi (italiani, svizzeri, francesi, tedeschi, svedesi, americani, ecc.), a produrre mostre, a illustrare pubblicazioni, Cd-rom e Dvd. Copie di fotografie, i cui originali sono negli archivi dell’Istituto, sono esposte in musei e mostre permanenti di mezzo mondo.
Naturalmente, l’attività di raccolta non si è fermata e l’acquisizione prosegue in varie direzioni, a cui occorre aggiungere una produzione d’Istituto che nei quasi quarant’anni può dirsi imponente.
 “Spazio Archivi”
Lo scorso anno l’Istituto ha avviato un progetto di risistemazione e razionalizzazione della sede di Corso Cavour, progetto denominato “spazio archivi”, che prevede il trasferimento e la riorganizzazione dei fondi custoditi (ivi compresi quelli fotografici) nei nuovi locali messi a disposizione dall’Azienda ospedaliera di Novara (proprietaria di casa Fornara).
Oltre a una sala di consultazione attrezzata, il progetto prevede anche la collocazione dei fondi fotografici in un apposito locale.
Finalità del progetto “Un secolo di immagini”
Riordino, catalogazione, digitalizzazione sono le tre parole chiave del presente progetto. L’occasione offerta dalla razionalizzazione degli spazi, ci spinge infatti ad affrontare decisamente il problema dell’archivio fotografico.
Per la realizzazione dello stesso sono previste tre distinte fasi a cui presumibilmente corrispondono almeno quattro-cinque anni di lavoro
Fasi e durata del progetto
  1. Ricognizione e studio dei diversi fondi: riordino dei materiali e sperimentazione
A questa prima fase, affidata a un gruppo di lavoro formato da storici e specialisti, corrisponde non solo l’avvio del riordino di tutti i fondi, ma anche l’individuazione e l’acquisizione delle necessità (attrezzature e strumenti) fondamentali. In via sperimentale si intende avviare il lavoro partendo da un fondo omogeneo (individuato nel Fondo Fratelli Lavatelli) le cui caratteristiche tecniche e di contenuto sono esemplari. Il fondo è costituito infatti da negativi e stampe; esiste una sorta di inventario per serie; è disponibile alla collaborazione il donatore. Per questa fase è previsto almeno un anno di lavoro.
  1. Catalogazione e digitalizzazione
Avvalendoci del software Guarini, messo a disposizione dalla Regione Piemonte e già sperimentato con successo nella catalogazione dei fondi cartacei, verrà avviata una seconda fase di lavoro dedicata all’inventariazione e descrizione analitica di tutti i fondi.
Un particolare riguardo e interesse, anche sperimentale, verrà riservato in questa fase al “fondo manifesti” (circa 2.500 unità) che presenta caratteristiche specifiche e diverse dai materiali fotografici propriamente detti.
Contemporaneamente verrà avviata la digitalizzazione di tutte le immagini.
L’attività di riproduzione digitale mira prevalentemente a migliorare la conservazione degli originali, evitando il danneggiamento dovuto all’uso, e a promuoverne la conoscenza (facilita infatti la diffusione delle fonti storiche e ne favorisce quindi la valorizzazione). Recentemente è stata portata a termine con successo la digitalizzazione dei microfilm di proprietà dell’Istituto, nonché delle registrazioni dell’Archivio sonoro, mentre è in corso quella dell’Archivio audivisivi.
L’uso di metadati in fase di digitalizzazione renderà possibile lo scambio di dati fra software diversi, nell’ottica di una consultazione integrata di data-base di beni culturali. Le immagini prodotte saranno collegate infatti a file guida contenenti metadati di tipo descrittivo, strutturale e gestionale.
La realizzazione di questa fase del lavoro durerà non meno di due anni.
  1. Divulgazione dei risultati e messa in rete degli stessi.
Via via che i fondi verranno riordinati, catalogati e digitalizzati si intende divulgare i risultati e la messa in rete degli stessi non attendendo dunque il termine finale del progetto. Ciò per consentire, work in progress, di confrontare i risultati del lavoro con analoghe esperienze in corso sia in Italia che all’estero, correggendo gli eventuali errori e affinando le tecniche applicate.
Già durante le diverse fasi è poi intenzione dell’Istituto promuovere studi e pubblicazioni anche in collaborazione con altri archivi fotografici.
Il progetto è sottoposto all’attenzione di Enti e Fondazioni
 

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