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LUMELLOGNO 16 LUGLIO 1922-2017 – 95° ANNIVERSARIO: NON DIMENTICHIAMO

Nell’avvicinarsi dell’anniversario, riportiamo la ricostruzione di Carlo Migliavacca.

Sono trascorsi 95 anni da quel tragico quanto glorioso 16 luglio 1922, data in cui a Lumellogno (Novara) venne combattuta una tragica battaglia contro il fascismo squadrista di Mussolini e che, il 25 aprile 2007, ha portato la medaglia d’oro al Merito Civile alla Città di Novara con la seguente motivazione: «La popolazione di Lumellogno, “Frazione rossa” del Comune di Novara, animata da profondi ideali di Libertà e di Democrazia, si rese protagonista di un eroico episodio di Resistenza ad un raid punitivo di fascisti, sopportando la perdita di alcuni dei suoi figli migliori. Nobile esempio di spirito di sacrificio e di elevate virtù civiche».

Così ebbe a ricordare Gaudenzio Bigliani, che di quella battaglia fu il capo popolo a soli 19 anni ed al quale il Comune di Novara, nel 2010, ha inteso dedicare una via nella borgata novarese: «Tridenti e badili contro le rivoltelle; uomini, donne e anche ragazzi contro gli squadristi provenienti dalla Lomellina e da Novara. Tutta la popolazione, compreso anziani, partecipò alla battaglia che infuriò per più di mezz’ora lungo tutta la strada provinciale che attraversa il paese; con armi da fuoco i fascisti, con forche, badili e bastoni la popolazione. Il giorno seguente la battaglia, sull’attuale piazza dei Martiri a Novara (allora piazza Vittorio Emanuele II), Cesare Maria De Vecchi, uno dei primi “ras” del fascismo, pronunciava un violento discorso vincolando i fascisti presenti al giuramento a mettere Lumellogno “a ferro e fuoco” qualora non fossero rientrati in sede le camicie nere ancora disperse nella campagna dopo i violenti scontri; la minaccia non fu mai messa in esecuzione». 

Il 13 agosto del ‘22 venivano arrestati con l’imputazione di omicidio: Giuseppe Baldini, Gaudenzio Bigliani, Luigi Panza, Giuseppe Simonetta, Maria Saini, Giovanna Esterina Ferrara, Luigia Martinengo, Rosa Mazzetta e Giuseppina Stangalini. Furono tutti rilasciati tranne Luigi Panza e Gaudenzio Bigliani i quali, dopo due mesi di carcere, vennero prosciolti.

In quella calda estate, dal 9 al 23 luglio, Novara e tutto il suo circondario tentarono di ribellarsi al nascente fascismo, ma inutilmente; furono quindici giorni tragici i quali lasciarono una scia di morti e feriti, di distruzione e di sangue, il cui drammatico bilancio finale fu di: 50 sedi di associazioni operaie e contadine distrutte, 40 Comuni di sinistra assaltati e case di privati incendiate, 8 morti e 25 feriti tra gli antifascisti, 3 morti e 15 feriti tra i fascisti. Al centro degli avvenimenti fu proprio la «Battaglia di Lumellogno» del 16 luglio 1922, dove il bilancio dell’assalto delle “squadracce” fu pesantissimo e significativo, perché a Lumellogno i contadini e gli operai ebbero la meglio e scacciarono gli assalitori. Durante gli scontri vennero uccisi: Giovanni Merlotti, Angelo De Giorgi e Pietro Castelli; altri tre braccianti morirono in seguito per le ferite riportate: Gaudenzio Mazzetta, Giuseppe Galli e Carlo Cardani. Tra i fascisti ci fu una sola vittima: Luigi De Michelis.

Per questo, dieci anni dopo i fatti, alla mostra della rivoluzione fascista tenutasi a Roma, la borgata novarese fu definita dai fascisti «Paese non italiano», quasi a voler sottolineare l’estraneità di quella popolazione al loro progetto totalitario e – il 25 aprile 2007 – l’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto riconoscere l’impegno civico della popolazione di Lumellogno attribuendo la Medaglia d’oro al Merito civile alla “frazione rossa del Comune di Novara”.

La “battaglia di Lumellogno” è sempre stata ricordata come una delle prime rappresaglie delle squadracce fasciste contro la popolazione inerme, colpevole solo di aver lottato per la difesa dei diritti dei lavoratori. Oggi, ancora dopo 95 anni, la storia della piccola Borgata novarese viene ricordata con commozione ed orgoglio.

Alcuni fotogrammi del film che è stato dedicato alla vicenda e il gonfalone.

     

                   

Carlo Migliavacca

 

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