presentazione
la città in guerra
la città occupata e la resistenza
- Mappa del percorso
- Descrizione del percorso
- Il 25 luglio a Novara
- La ricostruzione dei partiti antifascisti
- La città antifascista
- L'8 settembre a Novara
- La città occupata: i tedeschi in città
- Le sedi delle forze di occupazione
- Al servizio dei tedeschi: il Partito fascista repubblicano (PFR)
- I processi presso il Tribunale provinciale straordinario di Novara
- Un governo fantoccio: la Repubblica sociale italiana
- L'esercito della RSI a Novara
- Luoghi e strumenti della repressione fascista
- La battaglia dei nomi e delle statue per le vie di Novara
- Le carceri nel castello visconteo
- La città della deportazione
- La città della Resistenza: partigiani di città
- La rete cittadina della Resistenza
- La "zona grigia"
- La Resistenza civile
- Monsignor Leone Ossola: defensor civitatis
- Gli scioperi nelle fabbriche novaresi
- Sangue in città: i caduti della lotta di liberazione
- Le città della liberazione: le forze in campo
- Ultimi brividi
- L'arrivo degli alleati e la festa di liberazione
- La vita riprende
la vita quotidiana a Novara durante la guerra
la prima strage di ebrei in Italia
apparati
crediti redazionali
Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara
la memoria delle alpi
L'8 settembre a Novara

   Com'era già accaduto in occasione del proclama del 25 luglio 1943, anche l'annuncio dell'armistizio fu comunicato dalla radio di sera, poco prima del coprifuoco. La notizia si diffuse così in città il mattino seguente.
   Nonostante qualche illusione iniziale, non fu molto difficile capire che, in luogo della pace, cominciava un'altra guerra, contro i tedeschi. Gli antifascisti novaresi decisero quindi di riunirsi e agire, prima che gli eventi precipitassero. Il 9 settembre, la Giunta Interpartiti diffuse un volantino, firmato dal "Comitato di Fronte Nazionale dei cinque Partiti", in cui si leggeva:
   "La guerra fascista è finita.
Abbiamo però i tedeschi in casa.
Debbono andarsene e dobbiamo rigettarli fuori d'Italia. È questo un compito d'onore che tutta la nazione italiana e segnatamente le classi lavoratrici debbono essere pronte ad assumersi per riscattare la dignità del Popolo Italiano.
Non è questa soltanto un'ora di esultanza, ma ora di raccoglimento e preparazione!
In attesa di una partecipazione attiva al fianco dei nostri fratelli in armi la parola d'ordine è:
OGNUNO AL PROPRIO POSTO DI LAVORO E DI RESPONSABILITA'.
VIVA L'ITALIA LIBERA!"
   Lo stesso giorno, la Giunta indisse due comizi. Il primo fu tenuto dal comunista Gaspare Pajetta e dal socialista Alberto Jacometti, presso la fabbrica chimica "Montecatini Piemontese Ammoniaca", mentre i comunisti Gino Vermicelli ("Edoardo") e Giacinto Garzoni parlarono ai giovani, convenuti al circolo "Cairoli", invitandoli ad armarsi e a formare una "Guardia Nazionale" per resistere ai tedeschi.
   Furono quindi costituiti tre centri di arruolamento per volontari - uno presso lo studio dell'avvocato Pasquali - e fu inviata una delegazione dal generale Sorrentino, comandante della Divisione "Sforzesca" e del Presidio militare di Novara, per chiedergli di promuovere la difesa civile e consegnare le armi ai volontari, che si erano presentati a centinaia.
   Nel frattempo, al 5° Deposito aeronautico, situato in via Visconti, il tenente Eraldo Gastone - il futuro comandante partigiano "Ciro" - rifiutò la resa e, prima dell'arrivo dei tedeschi in città, consegnò armi e munizioni agli operai del quartiere di Sant'Agabio.
   La mancata collaborazione del generale Sorrentino, che restò in attesa di ordini da Milano e Torino, rese però impossibile qualsiasi resistenza e fece sì che, il 12 settembre 1943, una sparuta avanguardia nazista occupasse senza colpo ferire la città.
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