Durante i quarantacinque giorni, molti dei luoghi del dissenso e dell'
opposizione antifascista, che avevano costituito una rete sotterranea nella città degli anni della dittatura, uscirono per breve tempo allo scoperto, divenendo centri di mobilitazione antifascista, per poi sparire nuovamente nell'ombra dopo l'8 settembre '43, con l'inizio dell'
occupazione tedesca e il
ritorno dei fascisti di Salò. Si trattava per lo più di una rete di case private, abitazioni di vecchi militanti democratici, emarginati dalla vita pubblica dopo la vittoria del fascismo.
In corso XX Settembre 6, nel quartiere di Borgo San Martino, c'era Palazzo Bottacchi, dove abitavano alcune famiglie legate alla storia del socialismo novarese: i Bonfantini (il padre Giuseppe, ultimo sindaco socialista di Novara prima del fascismo, con la moglie Mariuccia e i figli Corrado, Mario, Felice, Sergio e Vera); i Ballario (Pietro, uno dei più vecchi socialisti novaresi, oste della trattoria della Riviera d'Orta, zio del musicista Angiolo e della nota scrittrice Pina); i Tosi (Flavia ed Erasmo, figli di un ferroviere socialista) e i Cardinali (Antonietta, Giulio e Nando). Lì era di casa anche Adolfo Omodeo, il socialista che nel 1944 avrebbe creato un Comitato di Liberazione Nazionale nelle carceri di Torino.
In una strada che è quasi dirimpetto al portone di Palazzo Bottacchi, abitavano in quegli anni, nel Palazzo Bellomi, le famiglie di Sandro Bermani, poeta dialettale e futuro sindaco di Novara nel dopoguerra e quella di Franco Toscano, giovane studente in medicina, amico di Felice Bonfantini e frequentatore dello
studio pediatrico del professor Piero Fornara. In via Santorre di Santarosa, una traversa di corso Torino, a un tiro di schioppo da corso XX settembre, abitavano l'avvocato socialista Camillo Pasquali e la moglie Luisa.
Punti di ritrovo degli antifascisti erano anche la libreria di Ottavio Lazzarelli, situata sotto i portici in corso Vittorio Emaneule II (l'attuale corso Fratelli Rosselli) e alcuni circoli cattolici, che divennero una delle fucine dei giovani novaresi, alcuni dei quali sacrificarono la loro vita nella lotta di liberazione. Uno di questi circoli si riuniva al "Popolo", ritrovo sociale di via Canobio, frequentato sin dagli anni del regime dai fratelli Cappa e dagli amici Balossini, Restagno, Pastore e Biglia. Un altro noto circolo cattolico era il "Papini", sito inizialmente in via Gautieri, angolo piazza Giovanetti, e poi trasferito in via Bascapè. Qui, sotto la guida di don Giuseppe Donna, don Luigi Fornara, don Giovanni Cavaglioli e monsignor Cupia, si formò anche Italo Settembri, il futuro partigiano "Italo Toti".
I comunisti novaresi continuavano invece a riunirsi, come durante il periodo clandestino, presso la fornace "Bottacchi", vicino alle ferrovie Nord, e nei quartieri operai di Sant'Agabio, Porta Mortara e Torrion Quartara.