presentazione
la città in guerra
la città occupata e la resistenza
- Mappa del percorso
- Descrizione del percorso
- Il 25 luglio a Novara
- La ricostruzione dei partiti antifascisti
- La città antifascista
- L'8 settembre a Novara
- La città occupata: i tedeschi in città
- Le sedi delle forze di occupazione
- Al servizio dei tedeschi: il Partito fascista repubblicano (PFR)
- I processi presso il Tribunale provinciale straordinario di Novara
- Un governo fantoccio: la Repubblica sociale italiana
- L'esercito della RSI a Novara
- Luoghi e strumenti della repressione fascista
- La battaglia dei nomi e delle statue per le vie di Novara
- Le carceri nel castello visconteo
- La città della deportazione
- La città della Resistenza: partigiani di città
- La rete cittadina della Resistenza
- La "zona grigia"
- La Resistenza civile
- Monsignor Leone Ossola: defensor civitatis
- Gli scioperi nelle fabbriche novaresi
- Sangue in città: i caduti della lotta di liberazione
- Le città della liberazione: le forze in campo
- Ultimi brividi
- L'arrivo degli alleati e la festa di liberazione
- La vita riprende
la vita quotidiana a Novara durante la guerra
la prima strage di ebrei in Italia
apparati
crediti redazionali
Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara
la memoria delle alpi
La vita riprende

   Entrando a Novara, l'esercito alleato trovò una città in cui la vita si svolgeva ormai normalmente, pur in presenza di gravi problemi. Anche nei giorni più difficili della liberazione, non si verificarono incidenti agli impianti industriali, né alcun saccheggio, né diffusi fenomeni di vendetta privata o delinquenza comune, nonostante alcuni cadaveri recuperati nel canale Quintino Sella. L'ordine pubblico fu consentito, oltre che dal senso di responsabilità e disciplina delle formazioni partigiane locali e di cittadini novaresi, anche per l'opera di governo e direzioni politica condotta dal Comitato di liberazione nazionale (CLN) e dagli organismi da questo emanati.
   Nei giorni immediatamente successivi al 26 aprile 1945, il prefetto Piero Fornara emanò alcune disposizioni per un rapido ritorno alla normalità. Lunedì 30 aprile ripresero, per ordine del prefetto, tutte le attività lavorative negli uffici pubblici e nelle fabbriche, mentre riaprirono regolarmente le scuole. Nella stessa giornata del 30 aprile, il prefetto annunciò con un manifesto la creazione di un regolare Tribunale contro i crimini di guerra, invitando la popolazione all'ordine e ammonendola di astenersi da atti singoli o collettivi di violenza.
   Nei mesi successivi, la Corte straordinaria d'Assise - operante presso il Tribunale di Novara e che ebbe tra i pubblici ministeri anche il giovane Oscar Luigi Scalfaro - distribuì condanne severe e sette pene capitali che, oltre al prefetto Vezzalini, colpirono Giovanni Pompa, responsabile dell'ufficio investigativo della Guardia nazionale repubblicana (GNR) e altri cinque militi della "squadraccia", macchiatisi di efferati delitti. Non tutte le condanne a morte furono però eseguite e gli altri condannati, in seguito ad amnistie e revisioni di processi, furono rilasciati o se la cavarono con pene relativamente brevi.
   La libertà - riconquista a caro prezzo col sangue di tanti Novaresi - consentì così anche a coloro che l'avevano ferocemente combattuta, collaborando con gli occupanti nazisti, di difendersi e rifarsi una vita nella nuova Italia democratica edificata dall'antifascismo e dalla Resistenza.
Scritta in Piazza Cavour
Comizio di Ferruccio Parri
Tesserino dell'Assemblea Costituente di Alberto Jacometti
I delegati novaresi al primo congresso della CGIL a Firenze
La locandina in lingua italiana e inglese di un ballo pubblico
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