Entrando a Novara, l'esercito alleato trovò una città in cui la vita si svolgeva ormai normalmente, pur in presenza di gravi problemi. Anche nei giorni più difficili della liberazione, non si verificarono incidenti agli impianti industriali, né alcun saccheggio, né diffusi fenomeni di vendetta privata o delinquenza comune, nonostante alcuni cadaveri recuperati nel canale Quintino Sella. L'ordine pubblico fu consentito, oltre che dal senso di responsabilità e disciplina delle
formazioni partigiane locali e di cittadini novaresi, anche per l'opera di governo e direzioni politica condotta dal
Comitato di liberazione nazionale (CLN) e dagli organismi da questo emanati.
Nei giorni immediatamente successivi al 26 aprile 1945, il prefetto
Piero Fornara emanò alcune disposizioni per un rapido ritorno alla normalità. Lunedì 30 aprile ripresero, per ordine del prefetto, tutte le attività lavorative negli uffici pubblici e nelle fabbriche, mentre riaprirono regolarmente le scuole. Nella stessa giornata del 30 aprile, il prefetto annunciò con un manifesto la creazione di un regolare Tribunale contro i crimini di guerra, invitando la popolazione all'ordine e ammonendola di astenersi da atti singoli o collettivi di violenza.
Nei mesi successivi, la Corte straordinaria d'Assise - operante presso il Tribunale di Novara e che ebbe tra i pubblici ministeri anche il giovane Oscar Luigi Scalfaro - distribuì condanne severe e sette pene capitali che, oltre al
prefetto Vezzalini, colpirono Giovanni Pompa, responsabile dell'ufficio investigativo della
Guardia nazionale repubblicana (GNR) e altri cinque militi della "
squadraccia", macchiatisi di efferati delitti. Non tutte le condanne a morte furono però eseguite e gli altri condannati, in seguito ad amnistie e revisioni di processi, furono rilasciati o se la cavarono con pene relativamente brevi.
La libertà - riconquista a caro prezzo col
sangue di tanti Novaresi - consentì così anche a coloro che l'avevano ferocemente combattuta, collaborando con gli occupanti nazisti, di difendersi e rifarsi una vita nella nuova Italia democratica edificata dall'antifascismo e dalla Resistenza.