Anche alcuni preti e lo stesso
monsignor Leone Ossola, "commissario apostolico" a Novara dal 1943, si adoperarono in opere di assistenza ai perseguitati razziali, ai ricercati e ai prigionieri politici, facendo proprio lo spirito della
Lettera dei Vescovi piemontesi al clero, diffusa nella Pasqua del 1944, che, pur condannando la violenza resistenziale, non riconosceva la Repubblica di Salò come governo legittimo e definiva quindi leciti la renitenza alla leva, il rifiuto del giuramento di fedeltà e il boicottaggio degli ordini illegali impartiti dalle autorità repubblichine.
I contatti tra il CLN novarese e il Vescovado, anche tramite monsignor Picconi e altri sacerdoti "amici" dei partigiani, furono quindi assai frequenti e proficui, soprattutto nello stabilire rapporti col nemico per lo scambio di prigionieri e nei difficili giorni della liberazione.
Per questi contatti, lo stesso monsignor Ossola fu più volte oggetto di insulti e minacce da parte dei repubblichini e la sua auto subì anche un attentato. L'aiuto offerto dal Vescovo alla città nei difficili anni della lotta di liberazione fece meritare a monsignor Ossola, nel 1945, il titolo di "
defensor civitatis". In sua memoria è stato eretto un monumento, opera dello scultore Ermanno Tantardini, collocato in quella parte dell'Allea che si allunga fra piazza Martiri e la scalinata del Parco dei bambini.