presentazione
la città in guerra
la città occupata e la resistenza
- Mappa del percorso
- Descrizione del percorso
- Il 25 luglio a Novara
- La ricostruzione dei partiti antifascisti
- La città antifascista
- L'8 settembre a Novara
- La città occupata: i tedeschi in città
- Le sedi delle forze di occupazione
- Al servizio dei tedeschi: il Partito fascista repubblicano (PFR)
- I processi presso il Tribunale provinciale straordinario di Novara
- Un governo fantoccio: la Repubblica sociale italiana
- L'esercito della RSI a Novara
- Luoghi e strumenti della repressione fascista
- La battaglia dei nomi e delle statue per le vie di Novara
- Le carceri nel castello visconteo
- La città della deportazione
- La città della Resistenza: partigiani di città
- La rete cittadina della Resistenza
- La "zona grigia"
- La Resistenza civile
- Monsignor Leone Ossola: defensor civitatis
- Gli scioperi nelle fabbriche novaresi
- Sangue in città: i caduti della lotta di liberazione
- Le città della liberazione: le forze in campo
- Ultimi brividi
- L'arrivo degli alleati e la festa di liberazione
- La vita riprende
la vita quotidiana a Novara durante la guerra
la prima strage di ebrei in Italia
apparati
crediti redazionali
Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara
la memoria delle alpi
La resistenza civile

   La resistenza civile - o "resistenza senz'armi", come è stata chiamata - ebbe varie forme e obiettivi. Poteva essere rivolta a sostenere la lotta armata, quando si trasmettevano informazioni, si procuravano denaro ed equipaggiamento, si offriva ospitalità ai partigiani, li si nascondeva durante i rastrellamenti. Poteva essere indirizzata ad ostacolare l'ordine nazifascista, come quando si scioperava, si rallentava la produzione, si compivano azioni di sabotaggio, si organizzavano proteste. Poteva essere diretta a proteggere ricercati e perseguitati, a contenere la distruttività della guerra e a conservare cose e beni per il futuro.
   Agirono da patrioti anche coloro che, pur non impugnando le armi contro i nazifascisti, sottrassero forze all'esercito della Repubblica sociale italiana (RSI) e al lavoro coatto per i tedeschi, non si comportarono mai da delatori, nascosero i beni per sottrarli all'ammasso e, quando fu necessario, soccorsero, con rischio personale, partigiani feriti o fuggiaschi. Senza il loro contributo, le formazioni partigiane, male armate ed equipaggiate, sarebbero state eliminate in breve tempo dalle soverchianti forze nazifasciste.
   Fu questa una resistenza fatta di azioni individuali e collettive, disseminate nel tessuto sociale, meno vistose rispetto a quelle armate e quindi meno note. I protagonisti di queste azioni non hanno per lo più né un nome, né un volto, perché all'indomani della liberazione, non ci si preoccupò di individuarli e di ricostruirne le iniziative. Il loro contributo è però ancor più da apprezzare se si pensa che non fu generalizzato e che, accanto a loro, ci furono italiani che si limitarono ad "aspettare" ed altri che collaborarono con gli occupanti, giungendo fino a denunciare ebrei e partigiani per "cinque chili di sale": tanto valeva per loro la vita di un uomo!
   Molte furono le donne che agirono per solidarietà, compassione, stanchezza della guerra, astio antitedesco e passione civile. A Novara, accanto a Renza Ferraris, Rina Musso, Marcella Balconi, Lidia Brisca Menapace, numerose donne sostennero la resistenza, sopperendo alla mancanza di armi con il loro coraggio morale, l'inventiva e l'astuzia.
Renza Ferraris Sguazzini
Marcella Balconi
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