presentazione
la città in guerra
la città occupata e la resistenza
- Mappa del percorso
- Descrizione del percorso
- Il 25 luglio a Novara
- La ricostruzione dei partiti antifascisti
- La città antifascista
- L'8 settembre a Novara
- La città occupata: i tedeschi in città
- Le sedi delle forze di occupazione
- Al servizio dei tedeschi: il Partito fascista repubblicano (PFR)
- I processi presso il Tribunale provinciale straordinario di Novara
- Un governo fantoccio: la Repubblica sociale italiana
- L'esercito della RSI a Novara
- Luoghi e strumenti della repressione fascista
- La battaglia dei nomi e delle statue per le vie di Novara
- Le carceri nel castello visconteo
- La città della deportazione
- La città della Resistenza: partigiani di città
- La rete cittadina della Resistenza
- Lo studio del professor Fornara
- La casa di Renza
- La "zona grigia"
- La Resistenza civile
- Monsignor Leone Ossola: defensor civitatis
- Gli scioperi nelle fabbriche novaresi
- Sangue in città: i caduti della lotta di liberazione
- Le città della liberazione: le forze in campo
- Ultimi brividi
- L'arrivo degli alleati e la festa di liberazione
- La vita riprende
la vita quotidiana a Novara durante la guerra
la prima strage di ebrei in Italia
apparati
crediti redazionali
Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara
la memoria delle alpi
La rete cittadina della Resistenza

   La Novara della lotta di liberazione era una città "clandestina", che richiedeva supporti logistici, luoghi di riunione sicuri, punti di ritrovo per trasmettere e ricevere messaggi, connivenze per ottenere e diffondere informazioni, appoggi per recuperare denari, materiali, armi e uomini. Era una rete per lo più di case private, ma anche di luoghi pubblici, apparentemente insospettabili come alberghi, ospedali, negozi, scuole, oratori, fabbriche, studi di professionisti e persino "case chiuse". Anche nei "comandi" del nemico, presso gli uffici della prefettura e della questura, negli stessi reparti militari e nella polizia ferroviaria, vi erano numerosi "collaboratori" dei partigiani.
   Grazie a questi "infiltrati", notizie importanti raggiunsero per tempo i centri di resistenza del capoluogo e, da questi, i comandi delle formazioni partigiane, riuscendo qualche volta a salvare la vita di qualcuno. Fu questo il caso occorso a Vittorio Luoni e a Giulio Biglieri, avvisati, nel dicembre 1943, dalla dattilografa del Comando repubblichino che era stato appena emanato un ordine di cattura a loro nome, indirizzato alla questura. Fecero così in tempo a salvarsi, almeno per il momento, "cambiando aria" per un certo periodo.
   La memoria di alcuni dei luoghi della "città clandestina" durante la Resistenza è giunta sino a noi; di altri, purtroppo, si è ormai perso qualsiasi ricordo.
   Oltre al già citato studio dell'avvocato socialista Ugo Porzio Giovanola, ritrovo abituale del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), e alla farmacia di Carlo Zorzoli, punto d'incontro del Partito d'Azione, dove si svolse anche l'ultima riunione del CLN prima della liberazione di Novara, altri luoghi d'appuntamento dei cospiratori furono:
  • lo studio del professor Piero Fornara, presso il reparto di pediatria dell'Ospedale Maggiore della Carità;
  • la casa della cugina di Piero Fornara, Renza Ferraris Sguazzini in via Antonelli 13;
  • l'appartamento di corso Italia, dove aveva sede l'organizzazione sindacale clandestina, guidata da Giorgio Carretto, futuro segretario della Camera del Lavoro di Novara dopo la liberazione;
  • le fabbriche dei quartieri operai di Sant'Agabio, di Torrion Quartara, dov'era lo studio di Ermanno Lazzarino, il "medico dei poveri", e di Porta Mortara, dove agiva una nutrita squadra di "sappisti", tra i quali Vittorio Aina, Mario e Giuseppe Piccini, fucilati il 24 ottobre 1944 in Piazza Cavour.
I componenti il Comitato di Liberazione Nazionale della città di Novara
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