L'insuccesso più clamoroso della
Repubblica Sociale Italiana (RSI) fu il tentativo di ricostruzione delle forze armate, che il generale Rodolfo Graziani avrebbe voluto "al di sopra della politica". La marina militare non riuscì infatti a rinascere se non sotto le insegne della X flottiglia Mas di Junio Valerio Borghese, che, dipendente dal comando germanico, fu impiegata in compiti di repressione poliziesca, assai diversi da quelli propri di una marina militare (nessun mezzo navale, nessuna difesa costiera, ecc.).
L'aviazione fu ancora più evanescente e, ridotta a poche squadriglie, non ebbe alcun peso di rilievo nelle sorti della guerra. L'esercito, nonostante i ripetuti bandi e i richiami alle armi con minacce di fucilazioni per i renitenti, non riuscì sostanzialmente a rinascere e non venne impiegato, se non marginalmente, nelle operazioni al fronte.
Il ripetuto "no" della stragrande maggioranza dei 600.000 militari italiani internati in Germania tolse ogni velleità di approntare divisioni efficienti in grado di combattere accanto ai tedeschi.
Costretti ad offrire premi in danaro a chi si fosse presentato con l'equipaggiamento e a minacciare i parenti dei renitenti per costringerli ad arruolarsi, i fascisti riuscirono ad inquadrare circa 200-250 mila uomini e donne, a vario titolo, nelle forze armate della Repubblica sociale. Questa cifra, apparentemente imponente, nasconde in realtà situazioni molto diverse tra loro. Accanto ai pochi che aderirono spontaneamente all'esercito repubblichino, molti vi furono costretti dalla forza delle circostanze e, appena poterono, disertarono.
A Novara, già nel gennaio 1944, un primo bilancio dei risultati della chiamata alle armi appariva disastroso, benché nel novarese e nel vercellese fosse in formazione una divisione da inviare in Germania della forza di 14-15 mila uomini accasermati a Vercelli (sei battaglioni), a Biella (tre battaglioni), a Novara (un battaglione), a Domodossola (un battaglione) e a Intra (un battaglione).
Nella primavera del '44, anche la campagna per la franchigia concessa ai disertori fino al 25 maggio si risolse in un clamoroso fallimento. A Novara si presentarono in 713. Contemporaneamente si registravano quotidiane fughe e defezioni dall'esercito della RSI e anche tra le fila della Guardia Nazionale Repubblicana.
Istituita accanto al partito fascista sulla base della precedente Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MSVN), la Guardia nazionale Repubblicana (GNR) fu integrata da un'unità di carabinieri e affiancata da una serie di reparti autonomi di polizia. Suoi compiti furono la feroce repressione del movimento partigiano, la delazione a favore dei tedeschi e la persecuzione sistematica degli antifascisti: compiti questi che, quasi mai, riuscì a svolgere in modo autonomo senza l'intervento tedesco.
A Novara la Guardia Nazionale Repubblicana fu alloggiata dapprima presso la
caserma Tamburini, in baluardo Lamarmora, e, dal giugno del '44, anche presso i locali della scuola "G. Ferraris" in baluardo Massimo d'Azeglio 1. Nell'agosto del '44, il battaglione "Lavoratori" - ausiliari "ceduti" ai tedeschi per servizi nelle retrovie - trovò sede presso l'Istituto Musicale Brera, in viale Verdi.
L'Ufficio politico investigativo della GNR era invece situato in via Avogadro 9, mentre l'infermeria dei repubblichini era sita presso il convento delle Suore Giuseppine, tra via Custodi e via Rosmini, dove erano alloggiate anche le donne del "Servizio Ausiliario Femminile". All'interno della città, le forze armate della RSI erano dislocate nelle
caserme "Perrone", "Passalacqua" e "Cavalli" e, nell'inverno '43-'44, anche presso la scuola "G. Ferraris". La loro infermeria era ubicata in un'ala del Collegio Gallarini, nelle vicinanze dell'Ospedale Maggiore della Carità.
Presso le scuole elementari di via Cacciapiatti fu accasermato, nella primavera del '44, il battaglione "San Marco" della flottiglia X Mas. Presso la scuola "G. Ferraris", insieme da altri reparti della GNR e delle forze armate della RSI, fu invece alloggiata la VI Brigata Nera "A. Cristina", nata nell'estate del '44 e intitolata a un caduto della RSI, che fu impiegata nell'opera di rastrellamento nel Verbano e in Valle Anzasca contro i partigiani.
Nella primavera del '45, infine, la legione autonoma "E. Muti" s'insediò presso l'Asilo S. Lorenzo in via Solferino.